lunedì 26 aprile 2010

La cucina (BLU) della socia


la cucina della socia

Oggi apro le porte (che fra l'altro non ci sono) della mia cucina!
Come resistere al Giveaway di Fragola&Limone "Il cuore in cucina"?

la cucina della socia

La cucina è il luogo della casa a cui mi sono dedicata con passione, è un la mia fissazione, sono sempre curiosa di sbirciare le cucine degli altri ed è la stanza che corro subito ad ammirare nelle riviste di arredamento (ok, un è deformazione professionale, ma credo di essere un pochino maniaca riguardo le cucine...)

Quando abbiamo ristrutturato la casa, mi ci sono persa..mille soluzioni per trovare la disposizione non dico perfetta ma che più si avvicinasse alla mia cucina ideale, forse è per questo che dopo 5 anni non è mai finita (Tea, le mie lampadeeeee!!!) e ogni scusa è buona per apportare modifiche, fondamentalmente con la scusa di riorganizzare il tutto in maniera più razionale..ad esempio i ripiani del bancone risalgono a quest'autunno. il coniuge mi fissa seriamente preoccupato quando mi scopre aggirarmi per la cucina pensierosa e armata di metro, fogli e matita, perché sa che lo scopo di tutto ciò è che la sottoscritta, per coronare il suo sogno di cucina, vorrebbe almeno raddoppiare la lunghezza del bancone (con un 3,60 mt circa forse mi potrei accontentare) e quindi ciclicamente cerca di aggiungere delle protuberanze con scarso successo.....il fatto è che ci sarebbe anche stato ma avrei dovuto eliminare il mio amato tavolo della nonna, pazientemente restaurato con le mie manine e l'aiuto del babbo, che per me risultava indispensabile e mi sono piegata al compromesso (l'altra soluzione era demolire muri portanti, evidentemente impraticabile)
State iniziando a pensare che un architetto foodblogger possa avere dei seri problemi?
Ma alla fine è lei, Blu, mai avrebbe potuto essere di altro colore la mia cucina! disordinata quanto basto, caotica, parzialmente ordinata e pignola, cassetti con teglie accatastate sull'orlo del crollo, sempre in divenire..un pochino credo mi somigli pure...e io mi ci trovo benissimo, aperta sulla casa (la vedo dritta dritta dal divano), è la prima stanza che appare quando si entra, il luogo in accolgo gli ospiti ..del resto è così che la volevo.. riuscite a immaginare una casa cucinocentrica?
All'ultimo aperitivo organizzato, ho accolto le amiche arrivate alla spicciolata in cucina , come sempre, e in attesa delle ritardatarie abbiamo iniziato a smangiucchiare lì e alla fine nessuna voleva trasferirsi in soggiorno.....credo che questo sia lo spirito che volevo dare e il più bel complimento che potessero fare alla mia cucina!


la cucina della socia

venerdì 23 aprile 2010

Grovigli

Ciambella-cake di mais al prosciutto, salvia e limone

Oggi niente papiri, niente racconti, non ci sono ancora le parole. Sono assente, forse ingiustificata, ma il blog è la mia stanza speciale, un luogo che abito e condivido per passione e non voglio sentirmi obbligata a dire o fare se i pensieri non escono liberi, non qui, qui voglio essere libera. Nessun evento cosmico, qualche piccolo amico di vecchia data che torna a farmi visita (reflusso gastroesofageo e forti emicranie) e tanti piccoli pezzi (alcuni vecchi, alcuni nuovi) che insieme mi fanno pensare, tanto..e c’è troppa confusione, il pensiero è un groviglio da cui non riesco a uscire, mi chiudo nel bozzolo, come se invece del risveglio primaverile stesse arrivando il letargo invernale. Il groviglio è ancora lì, insieme ai piccoli pezzi, ma inizio a riappropriarmi di me, la luce della primavera si fa strada pedalando e i pensieri sembrano prendere una direzione.

Non ho mai perso la voglia di cucinare, anzi sperimento e degusto burri salati, organizzo aperitivi che potrebbero sfamare orde di barbari a ondate di finger food, impasto finalmente la finta sfoglia e mi piace talmente tanto che probabilmente non proverò mai quella vera (se regge anche alla prova ibernazione ci sono serie possibilità).

L’altra sera ho cucinato questa ciambella salata per sterminare il prosciutto cotto avanzato, praticamente un cake salato stravolto alla mia maniera con poche uova, i miei profumi e uno stampo da gugelhopf /budino.

Ciambella-cake di mais al prosciutto, salvia e limone

Ciambella-cake di mais al prosciutto, salvia e limone

Ingredienti:

1 uovo grande

50 gr di olio extravergine talentino

180 gr di yogurt bianco intero

60 gr di farina di mais macinata a pietra (quella da polenta, non quella fine tipo fioretto)

120 gr di farina di farro bianca

100 gr prosciutto cotto affettato

1 cucchiaio di salvia fresca tritata

buccia grattugiata di un limone

30 gr di pecorino delle crete senesi semi stagionato

pepe della giamaica (pepe garofanato)

sale

12 gr di cremortartaro

In una ciotola sbattete l’uovo con lo yogurt, l’olio, sale e abbondante pepe. In un altro contenitore setacciate le farine, unite la scorza di limone, la salvia, il pecorino e il prosciutto tagliuzzato grossolanamente, mescolate. Versate il composto di farine nella ciotola con i liquidi e amalgamate delicatamente con una spatola, infine unite il lievito setacciato. Versate il composto nello stampo preferito imburrato e infarinato, infornate a 180° e lasciate cuocere per circa 40/50 minuti, prova stecchino come sempre. Lasciate intiepidire e sfornate delicatamente.

Ciambella-cake di mais al prosciutto, salvia e limone

lunedì 29 marzo 2010

sardine arrotolate allo speck e profumo di arancia

sardine arrotolate allo speck e profumo di arancia

..Ragazzi cos'è questa storia? praticamente non ho fatto neanche in tempo ad accorgermi che è dichiaratamente primavera che già mi ricomincia il freddo e brutto tempo!
ok, va bene è la settimana della passione, però aspettare ancora un pochino no? giusto due giorni di caldo fotonico, per la serie come al solito passo dal cappotto direttamente a maglietta e ciabatta infradito ( non so voi ma ieri pomeriggio sarei andata in giro scalza) e poi... oggi, finalmente libera da cantieri e raffreddori (ma non diciamolo troppo forte), dopo 3 settimane che la rimiro neanche fosse un croissant appena sfornato, inforco la mia adorata bicicletta perché tanto c'è il sole, bardata di trench leggero, scarpa ginnica, sciarpina tattica e l'immancabile occhiale scuro, mi lancio con il mio potente mezzo diretta al mio studio...neanche il tempo di arrivare e inizia ad annuvolarsi pesantemente?? posso dire che sono contraria e che mentre tornavo a casa 2 guantini me li sarei messa volentieri??
....caliamo un velo pietoso, ma bando alle lamentele e partiamo con la ricettina di oggi, perchè la cosa migliore è immedesimarsi in Rosella O'Hara e convincersi che domani è un altro giorno!

Gli involtini risalgono al mio famoso weekend di raptus culinario e sono di una facilità assoluta, liberamente ispirati da una ricetta vista sul blog di Nicola Cavallaro che li proponeva con gli sgombri e su un letto di piselli. Non amando particolarmente il pisello frullato, ho mantenuto l'idea verde e mi sono buttata sul broccolo che giaceva solitario nel frigo. Ovviamente ho provato anche la versione con lo sgombro, direi potenzialmente anche meglio, a parte lo sfilettamento che con le sardine non è necessario, ma è solo una questione di tempi.

sardine arrotolate allo speck e profumo di arancia

sardine arrotolate allo speck e profumo di arancia

Ingredienti per una persona (causa coniuge non pescivoro)
6-8 sardine
6-8 fette di speck sottilissime
scorza d'arancia grattugiata
origano
pan grattato
olio extravergine delicato
fiordisale

per la crema di broccoli:
un tazza di broccoli siciliani tagliati a pezzetti, gambo compreso
una tazza e mezzo di latte
uno spicchio d'aglio
un cucchiaio raso di parmigiano grattugiato
olio extravegine
sale
pepe

Preriscaldate il forno a 200°. In una ciotola mescolate il pangrattato con scorza d'arancia a piacere, origano secco, un pizzico di fiordisale e poco olio fino ad avere un composto bricioloso. Eviscerate e pulite le sardine (oppure fatelo fare al vostro pescivendolo), apritele a libro e togliete anche la lisca centrale. Posate ogni sardina su una fetta di speck, farcitele con il composto di pangrattato, avvolgetele su stesse fermandole con uno stuzzicadente. Posizionate gli involtini in piedi in una pirofila, coprite con un foglio di alluminio, infornate e fate cuocere per circa 15-20 minuti.
Mentre cuociono preparate le crema di broccoli: portate a bollore il latte con lo spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato aggiunto a freddo, salate e tuffatevi i broccoli, fate cuocere per circa 6-7 minuti finché non sono teneri, quindi frullate tutto con il minipimer, unite il parmigiano e un giro d'olio, aggiustate di sale e pepe e tenete in caldo.
Versate la crema di broccoli calda(ne userete circa la metà) su un piatto distribuendola con il dorso di un cucchiaio e posizionatevi gli involtini ben caldi.
La crema che vi avanza potete usarla per condire due fusilli integrali aggiungendo un pò di prezzemolo tritato e una manciata di pinoli tostati come ho fatto io il giorno dopo!

P.S.1... ho inforcato la bici anche con il secondo round di ufficio, spero di tornare a casa almeno asciutta..

Aggiornamento in tempo reale: è perfino ri-uscito un occhio di sole e ho recuperato le foto da Flick!

mercoledì 24 marzo 2010

Le Infingarde capresi di Lydia, Cibou, Montersino....e anche un pochino mie!

capresi all'olio, con pistacchi e arancia

Avete letto bene: Infingarde, perché sono quei dolci che hai snobbato per una vita, poi finalmente ti decidi a provarli e capisci che forse facevi meglio a evitarli per sempre perché sono talmente buoni che creano dipendenza!

Premetto che ho iniziato ad apprezzare seriamente i dolci al cioccolato solo da qualche anno (capitolo mousse a parte), nel senso che lo adoro e infilato qua e là nelle torte l’ho sempre amato, ma i dolci dal gusto preponderante di cioccolato proprio no, sempre troppo zuccherosi e stucchevoli…ma adesso inizio a credere di aver sempre assaggiato dolci cucinati male e con prodotti di scarsa qualità perché da quando, per puro caso su esplicita richiesta, ho iniziato a produrli con le mie mani, ho visto la luce!! ...Non che io abbia chissà quali doti culinarie, non sono una chef, ma amo cucinare e prestare attenzione alla qualità dei prodotti, alle modalità di preparazione e penso che questo faccia una certa differenza con il cucinare per dovere e non per passione.

La genesi di questa versione “eretica” delle capresi e della mia passione per questo dolce nasce per caso. Un giorno adocchio Lydia con questa ricetta bianca al limone e già mi scatta il trip alla vista degli agrumi…poco dopo arriva anche Cibou con le sue capresi bianche pistacchio e arancia e qui confesso di essere definitivamente capitolata! Ovviamente il primo pensiero è stato: cavoli, ma il pistacchio e l’arancia con il ciocco fondente sarebbero perfetti!

Mumble mumble mumble alla fine mi decido e dopo una pluriconsultazione sulla consistenza delle mandorle e sulle dosi di burro con Lydia, che ringrazio ancora pubblicamente per la disponibilità, sono arrivata alla mia versione in cui ci ha messo lo zampino anche Montersino nella sostituzione del burro con l’olio (da Golosi di salute.)

È stato amore al primo assaggio, vi dico solo che ho rischiato di non infornarle neppure da quanto era buono l’impasto crudo! Unico neo, se così di può dire, il colore verde acceso del pistacchio che si perde in cottura.

Capresi all’olio con pistacchio e arancia


capresi all'olio, con pistacchi e arancia

Ingredienti per 18 minicapresi

200 gr di cioccolato fondente al 60%

100 ml di olio extravergine delicato (il mio era di olive taggiasche)

200 gr di pistacchi sgusciati (non salati)

190 gr di zucchero integrale di canna mascobado

5 uova

Succo di un’arancia media

Scorza grattugiata di 2 arance medie

9 gocce di olio essenziale di arancia (mi raccomando verificate sempre che sia commestibile, quelli per i profumatori ambientali spesso non lo sono!)

Fate fondere a bagnomaria il cioccolato spezzettato con l’olio. Nel frattempo tritate finemente i pistacchi con poco zucchero, preferibilmente con un macina caffè o un mixer serio, devono essere quasi polverizzati. Sempre con il macina caffè tritate anche il mascobado se presenta molti grumi. In una ciotola sbattete le uova con lo zucchero e le scorze, aggiungete poco alla volta i pistacchi tritati, poi il succo d’arancia e infine il cioccolato fuso tiepido. Profumate con l’olio essenziale e mescolate delicatamente finché il composto sarà omogeneo. Dividete il composto negli stampini precedentemente imburrati e infarinati (oppure oliati per intolleranti al lattosio ma io ho avuto qualche difficoltà a sfornarli). Infornare a 190° per 10 minuti, abbassate a 170° e cuocete ancora per 20 minuti circa. Il centro dei dolcetti deve rimanere umido. lasciate intiepidire e se resistete mangiatele il giorno dopo come mi ha giustamente consigliato Lydia! a questo punto dovreste essere già inesorabilmente drogati....e non c' è disintossicazione che tenga!

capresi all'olio, con pistacchi e arancia

lunedì 15 marzo 2010

Focaccia Madre di segale alla salvia

focaccia madre di segale alla salvia
Eccomi finalmente!!

E finalmente anch’io a panificare con la pasta madre, come ogni foodblogger che si rispetti.

C’è voluto un po’ ma parrebbe che dopo qualche insuccesso stia riuscendo a capirci qualcosa e soprattutto sia riuscita a domare il malefico blob! Se avete un minimo di confidenza con la panificazione con il lievito di birra, saprete che fare il pane fatto in casa ha poteri terapeutici (il profumo il profumo...), che è un rito antico e magico ma saprete pure che talune volte è un terno al lotto, soprattutto non disponendo di attrezzature adeguate (a meno che qualcuno di voi non sia dotato di cella di lievitazione casalinga nel qual caso si faccio vivo subito…). Avrete individuato l’angolino giusto in cui nascondere ben coperto il vostro impasto al calduccio e al riparo dalle correnti d’aria, sperando che faccia il suo dovere, ma poi ci si mettono in mezzo tutti: la temperatura, l’umidità, l’acqua, il sale, la farina (per esempio quella di segale è particolarmente fetente, non lievita neanche con le macumbe e le formule magiche, a meno di non teletrasportare l’impasto in alto Adige), la luna, sia quella in cielo che la nostra (quando ci si mette quella poi siamo fregate in partenza). Bene, nel caso non vi foste ancora lanciate nell’impresa pasta madre, sappiate che con lei è anche peggio e fa i capricci come i bimbi! Non per niente come tutte le possidenti di tale magia, mi sento fiera madre adottiva del mio piccolo malefico blob (non a caso talune gli danno un nome e non a caso va curata effettivamente come un neonato). Il lieto evento è avvenuto non per mano mia ma grazie a Marcella, un’amica (quella del tè poco sotto e che ogni tanto vedete sbucare nei commenti) che ho conosciuto grazie al Pasto Nudo. La situazione tipo era che dopo vari scambi di commenti abbiamo scoperto di abitare nella stessa città e al nostro primo incontro dal vivo lei si è presentata con il vasetto di pasta madre sul tavolino del bar (avranno pensato a uno scambio di sostanze stupefacenti?) anzi per la precisione la mia è pasta madre in coltura liquida, niente di impressionante, in pratica è sempre lei che con un breve processo si trasforma in una pappetta molliccia. Per tutte le spiegazioni vi rimando da Izn perché rischierei di fare confusione dato che pure io devo ancora prendere bene le misure…..quello che vi posso dire è che il lievito madre in coltura liquida ha 2 fondamentali vantaggi secondo me: per prima cosa è l’ideale per i lievitati dolci (io l’ho usato con il fantomatico pandoro prima della sua infausta fine era lievitato meravigliosamente) e per seconda ma non meno importante, almeno per me che non riesco a panificare spesso, è che può rimanere in frigo senza rinfreschi (e senza rischiare la sua prematura dipartita) anche per un mese!!!! ammetto che quando l’ho scoperto l’entusiasmo era alle stelle).

Come utilizzarlo? Semplicissimo, come la pasta madre normale, basta prelevarne una parte e fare i suoi rinfreschi per renderlo arzillo e il gioco è fatto!

Schema base rinfreschi:

1° rinfresco:

10 grammi di lievito madre + 10 gr di acqua fresca + 10 gr di farina 0 = 30 gr di lievito madre

Lasciare riposare 6-8 ore in luogo riparato

2° rinfresco:

30 grammi di lievito madre 30 gr di acqua fresca + 30 gr di farina 0 = 90 gr di lievito madre

Lasciare riposare 6-8 ore in luogo riparato

Poolish:

50 grammi di lievito madre + 100 gr di acqua fresca + 100 gr di farina 0

Lasciare riposare 6-8 ore in luogo riparato

A questo punto il vostro poolish è pronto per essere utilizzato!

Ed ecco qui la focaccia che ho temerariamente impastato con una decisa percentuale di segale, ma evidentemente c’era una luna altoatesina e il prodotto è riuscito benissimo, l’alveolatura non è venuta come al solito, ma il gusto e la morbidezza non ne hanno risentito!

Focaccia madre di segale alla salvia:

focaccia madre di segale alla salvia

100 gr di Poolish (vedi sopra)

150 gr di farina di segale

180 gr di farina 0

1 cucchiaio raso di malto di riso

160 gr di acqua circa

3 cucchiai di salvia fresca tritata

2 cucchiai di olio

6 gr di sale

Versate il poolish nella ciotola della planetaria, unite il malto, versate l’acqua tiepida e avviate a velocità minima (1) con il gancio. Alzate la velocità (2), aggiungete i due tipi di farine setacciate, la salvia, il sale e quando è tutto amalgamato versate l’olio a filo. Impastare per circa 8-10 minuti fino a che non è incordato. Formate una palla, lasciatela lievitare al caldo in una ciotola unta d’olio e coperta da un telo umido per circa due ore. Riprendete l’impasto fate due giro di pieghe, riformate la palla e ponetela ancora a lievitare nella ciotola per circa 3 ore - 3 ore e ½ (io l’ho messa nel forno acceso a 30° perché in casa c’era troppo freddo). A questo punto dovrebbe essere raddoppiata, prendete l’impasto, lavoratelo con le dita e stendetelo delicatamente in una teglia rotonda da 30 cm di diametro abbondantemente oliata (oppure rivestita con carta forno). Coprite, lasciate riposare ancora 30 minuti, nel frattempo portate il forno a 250° e preparate la salamoia emulsionando 3 cucchiai di olio extravergine con 2 cucchiai di acqua e poco fior di sale. Distribuite la salamoia sulla focaccia facendo piccole fossette con i polpastrelli delle dita, infornate, abbassate a 220° e cuocete per 10 minuti forno statico e 10 minuti forno ventilato. È buonissima anche da sola ma con pecorino stagionato, salame piacentino o speck è divina!